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Università di Padova

Referenti di Ateneo per la Rete29Aprile: Luca Basso, Enrico Grisan



UNIVERSITÀ Linea dura dei ricercatori: lezioni bloccate

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UNIVERSITÀ
Linea dura dei ricercatori: lezioni bloccate

Scienze e Ingegneria guidano la protesta contro i tagli del governo alla ricerca. Didattica paralizzata. Anche il gruppo di Chimica non si presenterà in aula all'inizio dell'anno accademico di Fabiana Pesci
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Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Settembre 2011 16:53
 

UNIPD - Senato Accedemico su sospensione preimmatricoloazione ingegneria e calendario protesta

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Documento del Senato Accademico dell’Università di Padova approvato il 27/7/2010


Questo Senato Accademico ha approvato nelle sedute del 7/6/2010 e del 5/7/2010 documenti che esprimono in modo netto e inequivocabile la posizione del nostro Ateneo in relazione al DDL 1905 e alla più generale situazione di grave sofferenza delle università italiane. I documenti individuano tra i principali elementi di critica al Governo il taglio lineare dei finanziamenti, la negazione di una reale autonomia derivante dalla drammatica situazione finanziaria e dall’impianto rigidamente centralistico dei provvedimenti; la mancanza di un progetto credibile su materie cardine quali: il diritto allo studio, l’accesso dei giovani alla carriera accademica ed al sistema della ricerca, lo sviluppo futuro (ma anche il solo mantenimento) della docenza universitaria. È decisamente immotivato e incomprensibile l’atteggiamento apertamente punitivo assunto nei riguardi dei ricercatori universitari che hanno, fino ad ora, consentito di mantenere ed elevare la qualità della didattica e che aspirano legittimamente a progredire nella carriera accademica sottoponendosi ad una rigorosa valutazione del merito. A dispetto dei ripetuti proclami sull’importanza della valutazione come cardine per distribuire le risorse, la situazione sopra indicata non consente agli atenei di programmare in alcun modo lo sviluppo del personale e delle strutture e di essere valutati per la qualità dei risultati conseguiti. Ciò è particolarmente penalizzante per il nostro Ateneo, che si è contraddistinto negli anni recenti per capacità programmatoria e per un uso attento e responsabile delle risorse, pur senza ottenerne adeguato riconoscimento se non nelle graduatorie degli analisti e dei valutatori, alle quali però nulla è seguito.


Il Magnifico Rettore ha più volte e a più livelli rappresentato il profondo malessere dell’Università di Padova ottenendo, purtroppo, ben poco in termini di impegni. Le nostre recenti prese di posizione pongono la nostra Università in prima fila nella critica ai provvedimenti governativi e nella richiesta di interventi selettivi e mirati, che trasformino la massima razionalizzazione dei finanziamenti in un’opportunità di riqualificazione e di rilancio strategico della formazione e della ricerca universitaria nel nostro Paese.


Sul piano delle critiche e delle proteste nei confronti di tali provvedimenti l’Ateneo è coeso e unanime in tutte le sue componenti. Anche la volontà di tradurre questo disagio in atti concreti è pienamente condivisa a tutti i livelli. Né sono mancate proposte in positivo, come ad esempio la richiesta dello scorporo delle questioni relative ai ricercatori – stato giuridico e stanziamenti straordinari per concorsi a professore associato – dal complesso del DDL. Sulle altre forme possibili di espressione della protesta si registrano tuttavia in Ateneo propensioni e punti di vista differenziati, che possono dipendere, in larga misura, dalla diversa valutazione sulla loro efficacia e sulla possibilità di produrre risultati positivi a breve, oltre che dalla valutazione del giusto equilibrio che va mantenuto tra le forme della protesta e l’impegno a garantire, per quanto possibile, un’offerta didattica di qualità agli studenti e alle loro famiglie. Da ultimo, ad aggravare ulteriormente il quadro, si sono aggiunti i provvedimenti discriminatori e punitivi contenuti nella finanziaria sul blocco degli adeguamenti salariali per i docenti universitari.


Le Facoltà hanno preso posizione sia sui temi generali dei provvedimenti legislativi e dello stato di crisi in cui costringono l’università che sulle materie di loro più diretta competenza relative all’offerta didattica. Su quest’ultimo punto si registrano posizioni differenziate derivanti più dalle loro specificità che da diverse valutazioni sulla gravità della situazione e sui rischi per il futuro.


Nel suo complesso l’Ateneo conferma in modo convinto il mantenimento dei termini per le procedure di pre-immatricolazione e per i test di ammissione con una motivazione di fondo. La convinzione che in caso di slittamento sine-die del termine per le pre-immatricolazioni si arrecherebbe un grave danno agli studenti e alle famiglie avvalorando l’immagine indiscriminatamente negativa dell’università artatamente accreditata nei media. Sarebbe infine impedito il lavoro, non facile e non breve, di costruzione delle alleanze di cui nella nostra protesta abbiamo vitale bisogno.

È ben chiaro che l’apertura delle pre-immatricolazioni comporta un’assunzione di responsabilità verso l’apertura dei corsi rispetto alla quale non abbiamo oggi assoluta certezza dei modi con cui farvi fronte, ma tale decisione intende essere anche un segnale del fatto che l’Ateneo è impegnato a fare tutti gli sforzi possibili per evitare disagi agli studenti e alle famiglie. Questa considerazione induce preoccupazione circa la scelta operata dalla Facoltà di Ingegneria. Il Senato Accademico rispetta la scelta autonoma della Facoltà di Ingegneria di richiedere la sospensione temporanea delle pre-immatricolazioni e dei test di accesso e ne apprezza le motivazioni, ma è certo che il senso di responsabilità della Facoltà stessa non vorrà provocare danni gravi alle famiglie e agli studenti, ma anche, in definitiva, un grave pregiudizio alla stessa Facoltà. Perciò posticipa l’apertura delle pre-immatricolazioni per la Facoltà, che comunque dovranno essere aperte in data non successiva al 9 agosto e conferma per il 1° settembre lo svolgimento delle prove di ammissione e accertamento obbligatorio per la Facoltà di Ingegneria.


L’unità dell’Ateneo è un fondamentale valore che va preservato soprattutto nei momenti più difficili. Non possiamo illuderci che possano bastare azioni pur clamorose ma circoscritte e momentanee. Sono anni di incomprensioni, di incuria e di scelte irresponsabili dei decisori politici, ma anche di scelte poco lungimiranti e di comportamenti qualche volta decisamente censurabili da parte delle università che ci hanno condotto a questa situazione. La nostra Università può ben rivendicare il merito di aver efficacemente opposto un argine ai quei fenomeni e di aver anzi operato in più occasioni scelte coraggiose. Si tratta di impegnarci tutti perché questo sia spiegato chiaramente ai politici, ai responsabili dell’economia e alla cittadinanza accettando e anzi stimolando occasioni di confronto. L’avvio del prossimo anno accademico sarà certamente l’occasione migliore ma dobbiamo tutti essere convinti che non potrà essere che l’inizio di una azione lunga che ci deve vedere impegnati tutti nella convinzione che essere uniti è premessa assolutamente indispensabile per raggiungere qualsiasi risultato.

Consapevole di dover raccogliere efficacemente la volontà di protesta espressa dall’intero Ateneo contro il concreto rischio di definitivo collasso dell’istituzione universitaria, il S. A. delibera sin d’ora un pacchetto di iniziative e di momenti pubblici di mobilitazione con il duplice obiettivo di rafforzare l’unità e la coesione dell’Università di Padova contro provvedimenti penalizzanti e iniqui e di aggregare istituzioni e cittadini nella condivisione delle ragioni dell’agitazione a salvaguardia del ruolo strategico dell’università pubblica nello sviluppo culturale, economico e sociale del nostro Paese.

  1. Invio dell’Appello per l’Università consegnato dal Rettore alla stampa il 19 luglio 2010 a tutti gli studenti dell’Ateneo per sensibilizzare gli studenti e le loro famiglie;
  2. Richiesta al Sindaco di Padova, al Presidente della Provincia e al Presidente della Regione di creare un tavolo Università / Istituzioni locali per coinvolgere città e territorio nella protesta e nelle proposte dell’Ateneo;
  3. Programma articolato di iniziative per il mese di settembre:
    a)Incontro di S.A., C.d.A. in seduta comune con i parlamentari veneti e rappresentanti della Regione Veneto;
    b)Open-day d’Ateneo per spiegare a cittadini e opinione pubblica i motivi dell’agitazione nei giorni 1 settembre, 15 settembre, 30 settembre;
    c)Organizzazione in una di queste giornate di un convegno al massimo livello di rappresentatività sul rapporto università-innovazione-ricerca-sviluppo.
    d)30 settembre: corteo di tutti i docenti e tecnici amministrativi dell’Ateneo con partenza dai Dipartimenti e arrivo al Bo;
  4. Rinvio dell’inizio dell’a.a. dall’1 al 7 ottobre 2010;

  5. A partire dall’8 ottobre e fino al 13 ottobre illustrazione agli studenti nel corso delle lezioni delle ragioni della protesta con un documento che riassume le posizioni assunte dall’Ateneo.

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Settembre 2011 16:55
 

UNIPD - Comunicato Stampa Congiunto Università Emilia-Romagna e Veneto

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Comunicato Stampa unitario dei

RICERCATORI delle UNIVERSITÀ dell’Emilia Romagna (Bologna, Ferrara, Parma, Modena e Reggio), di Padova, di Venezia e di Verona, 15 luglio 2010, in MERITO AL DDL GELMINI NR. 1905/2009 e alla Manovra Finanziaria



Le delegazioni dei Rappresentanti dei Ricercatori di tutte le Università dell’Emilia Romagna e dell’Università di Padova, di Venezia e di Verona, riuniti a Bologna per discutere il contenuto del DDL e della manovra finanziaria in oggetto, esprimono unitariamente la loro adesione alle manifestazioni di dissenso provenienti, con crescente unanimità, da tutte le sedi universitarie nazionali.


I Ricercatori si rivolgono a tutte le autorità accademiche e politiche della Regione e del Paese, e all’intera opinione pubblica, per confermare che ad oggi la netta maggioranza, pari al 60%, dei Ricercatori afferenti alle 7 sedi universitarie (3678 ricercatori totali) ha ufficialmente dichiarato l’intenzione di attenersi, per l’anno accademico 2010-2011, ai soli obblighi didattici previsti dalla legislazione vigente che non prevede il tenere dei corsi di insegnamento: una presa di posizione che è già stata registrata dall’Interconferenza dei Presidi, e in sede di programmazione didattica, da numerose Facoltà, che si trovano perciò impossibilitate a garantire pienamente l’offerta formativa prevista per il prossimo anno accademico e per quelli a venire, con serie ripercussioni sull’organizzazione del lavoro didattico e sulle legittime aspettative di studenti e famiglie.


I Ricercatori, che per decenni hanno sostenuto la didattica universitaria, a titolo gratuito e ben oltre i doveri istituzionali, sono stati costretti ad assumere tale posizione dal perdurante silenzio degli interlocutori politici, che hanno ignorato e insistono a ignorare le loro richieste di modifica del disegno di legge relativo alla riforma universitaria e allo stato giuridico della docenza. Tale situazione è ora ulteriormente aggravata da una manovra finanziaria che, sommandosi ai pesantissimi tagli previsti dalla manovra finanziaria dello scorso anno, penalizza l’Università pubblica e il sistema dell’alta formazione nel suo insieme, colpendo soprattutto le fasce accademicamente più deboli e, spesso, anagraficamente più giovani (Ricercatori non confermati e Ricercatori precari).


I Ricercatori hanno già ottenuto, da numerose Facoltà e Senati Accademici, la piena solidarietà di tutte le componenti universitarie, che comprendono la loro mobilitazione quale legittima espressione di un disagio unanime e quale indispensabile forma di sollecitazione rivolta, a partire dalle sedi locali, all’indirizzo del Parlamento, che dovrà discutere e approvare il testo del ddl 1905/2009 e la manovra finanziaria. Perciò i Ricercatori auspicano che tale dibattito continui a coinvolgere, con piena condivisione di intenti e metodi, tutta l’Università, e che esso si allarghi all’intera società, agli studenti e alle loro famiglie, perché possa essere garantita e incrementata l’efficienza dell’Università pubblica, nel comune intento di garantire una formazione estesa, aperta e qualitativamente elevata valorizzando quanto di buono già produce e risolvendone davvero gli aspetti critici e negativi. Per la realizzazione di tale intento è senza dubbio necessario un riordino complessivo del sistema basato su trasparenti criteri di merito, che tuttavia non può fondarsi né sul mancato riconoscimento della funzione svolta dai Ricercatori, né su una politica di tagli economici in marcata controtendenza rispetto agli standard internazionali.


I Ricercatori, nella loro mobilitazione, continuano ad avere a cuore il bene comune del sistema universitario quale bene comune del Paese, e perciò chiedono che venga riconosciuto e sancito il ruolo da loro svolto nella ricerca e nella didattica universitaria, nonché l’insostituibile funzione sociale del sistema universitario pubblico, in pieno e sostanziale accordo con il dettato della nostra Costituzione.

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Luglio 2010 00:00
 

UNIPD - Mozione dei Rappresentanti degli Studenti di Ingegneria al Rettore

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Magnifico Rettore,


nel Consiglio di Facoltà del 15 Luglio 2010, a seguito delle proteste di ricercatori e professori associati, la Facoltà di Ingegneria ha stabilito di non poter garantire per il prossimo Anno Accademico né la quantità né la qualità della didattica che è stata finora in grado di offrire. Per questo motivo sono stati presi i seguenti provvedimenti: 
·sospensione dei Manifesti degli Studi già approvati nella seduta del 29 aprile 2010;
·chiedere il rinvio delle preimmatricolazioni a una data successiva al Consiglio di Facoltà che sarà convocato in seduta straordinaria all’inizio di settembre;
·chiedere l’abolizione delle prove di accesso già calendarizzate;
·chiedere di ritardare l’inizio delle lezioni del nuovo Anno Accademico;
·dare mandato al Preside di coordinare le azioni di protesta della Facoltà a livello locale e nazionale;
·chiedere al Rettore di promuovere analoghe azioni di coordinamento a livello degli Atenei italiani.


Come si può leggere nella mozione approvata, il Consiglio di Facoltà riconosce come non più sostenibili i manifesti degli studi attualmente approvati, a causa dell'annunciata indisponibilità di ricercatori e professori a garantire i compiti didattici assunti finora. Ciò imporrebbe alla Facoltà di riconsiderare pesantemente l'attuale offerta didattica e le conseguenze ricadrebbero non solo sui futuri iscritti ma anche sugli studenti che hanno già intrapreso i percorsi delle lauree triennali e magistrali; essi si vedrebbero privati della qualità didattica che era stata loro promessa al momento dell'iscrizione e che dovrebbe essere alla base di una formazione seria. Tuttavia, l'obiettivo della Facoltà resta anche quello di riprendere immediatamente l'erogazione della didattica non appena verranno ristabilite quelle condizioni che
permettono di garantirne la qualità, condizioni attualmente perse. La nostra posizione, come studenti, coincide con quella della Facoltà. La nostra richiesta è quindi una sola: che l'Ateneo di Padova, di cui Lei è responsabile e che ha il compito di rappresentare, faccia quadrato attorno ad una delle sue facoltà più prestigiose anche a tutela di quelle più piccole e meno visibili, che, se toccate da problematiche simili e lasciate sole, potrebbero rischiare di scomparire.
Noi studenti non possiamo accettare il perpetrarsi di tentativi di destrutturazione del sistema universitario, minacciato da una proposta di riforma che ne lederebbe funzione e vocazione; per questo condividiamo le ragioni della protesta dei ricercatori, a cui si somma purtroppo quella recente dei professori e siamo preoccupati delle conseguenze che avrebbe la riduzione della loro attuale disponibilità alla didattica. Allo stesso tempo guardiamo con timore ad ogni modifica degli attuali Manifesti degli Studi che con fatica sono stati approntati per offrirci il meglio: non ci siamo iscritti all'Università per avere di meno e, di conseguenza, non possiamo accettare un'istruzione tagliata e rattoppata. Le chiediamo, dunque, di tutelare la Sua Università, dando pieno appoggio alla protesta e facendosene portavoce, non solo perché essa è più che legittima nelle intenzioni, ma perché la sua riuscita è nell'interesse di tutte le componenti dell'Università, studenti compresi, e dell'intero Paese.


Per tutte queste ragioni crediamo che sia il momento di opporsi alla svalutazione della nostra Università che questa riforma comporterebbe, con ogni mezzo a Sua disposizione e in ogni sede, non escluso il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Riteniamo in particolare prioritario, così come evidenziato anche dalla mozione del Consiglio di Facoltà di Ingegneria, attivare al più presto un coordinamento con gli altri atenei italiani, a cominciare da quelli più vicini:  solo se la protesta sarà diffusa essa potrà raggiungere l'efficacia necessaria.


La profonda preoccupazione per le gravi conseguenze della riforma che ricadrebbero sugli studenti impone l'obbligo a noi rappresentanti di pretendere che essi vengano messi al corrente ufficialmente dall'istituzione universitaria della situazione di difficoltà attraverso ogni mezzo di comunicazione. Soltanto una concreta azione da parte dell'Università di Padova potrà evitare che gli attuali studenti operino, nei confronti delle nuove leve, forme di scoraggiamento all'iscrizione, a causa delle difficoltà che sarebbero costretti a sopportare.


Ci auguriamo quindi che Lei, in tutto questo, ci vorrà rappresentare con efficacia, con la consapevolezza che ciò che gli studenti desiderano è che sia fatto tutto il possibile per assicurare la qualità che deve contraddistinguere il nostro Ateneo.


I rappresentanti degli studenti della Facoltà di Ingegneria


Padova, 19/07/2010

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Settembre 2011 16:54
 

UNIPD - Mozione CdF Ingegneria 15/07/2010: sospensione programmazione didattica

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MOZIONE DEL CONSIGLIO DELLA FACOLTA’ DI INGEGNERIA
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PADOVA
(seduta straordinaria del 15 luglio 2010)


Il Consiglio della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Padova ha già manifestato, nella seduta del 25 marzo 2010, forti perplessità e riserve su alcuni contenuti del DdL 1905, all’esame delle Camere. In
particolare, il CdF ha condiviso la preoccupazione dei Ricercatori per il fatto che l’introduzione della nuova figura di Ricercatore a tempo determinato limiterà fortemente le loro possibilità di progressione
di carriera e conseguentemente ha assunto l’impegno di non bandire posizioni di questo tipo se non come scelta obbligata.


Il Consiglio prende atto che molti Ricercatori a tempo indeterminato della Facoltà, in segno di protesta verso la situazione che si viene delineando attraverso il DdL 1905, hanno dichiarato di non assumere la titolarità di insegnamenti previsti nei Manifesti degli Studi, con la rinuncia al loro diritto di richiedere lo stato di Professore Aggregato. Condividendo le motivazioni della protesta, molti Professori Ordinari e Associati hanno espresso la propria indisponibilità a tenere gli insegnamenti lasciati vacanti dai Ricercatori.


Il Consiglio prende altresì atto che si è diffuso, a seguito dei contenuti della manovra economica attualmente all’esame del Parlamento (D. L. n. 78 del 31 maggio 2010), un forte sdegno tra i docenti. Infatti, nella parte relativa all'Università, i provvedimenti previsti si traducono in una penalizzazione a carattere permanente (in alcuni casi maggiore del 20%), molto superiore a quanto accade per altre categorie, con effetti che si protrarranno addirittura sul trattamento di fine rapporto e sul trattamento pensionistico.
Il Consiglio rileva altresì che alcuni aspetti dell'insieme di interventi attuati o prospettati negli ultimi anni (blocco del turn-over, taglio dell’FFO, riduzione dei fondi di ricerca ministeriali, rallentamento delle procedure concorsuali) comportano uno svilimento del ruolo dell'Università e della figura del docente universitario. Osserva con rincrescimento che ciò sta facendo venire meno un’apprezzata caratteristica che da sempre ha contraddistinto la Scuola di Ingegneria dell'Ateneo patavino, ossia la generale disponibilità dei docenti ad un impegno didattico ben superiore a quanto i compiti istituzionali richiedono. Ciò aveva finora sempre consentito alla Facoltà di predisporre un'offerta formativa ampia, qualificata e bene articolata, nonostante le limitazioni nella quantità delle risorse disponibili. Nelle ultime settimane questa situazione di estremo disagio ha portato anche parecchi Professori a dichiarare che non sosterranno compiti didattici aggiuntivi rispetto a quelli istituzionali già a partire dal prossimo Anno Accademico.


Infine, un’ulteriore conseguenza della situazione generale dell’Università e in particolare della manovra finanziaria in discussione è rappresentata dal gran numero di pensionamenti anticipati, che mettono ulteriormente in crisi l’offerta didattica.


Alla luce di ciò, il Consiglio di Facoltà prende atto che i Manifesti degli Studi per l’A. A. 2010/2011, già approvati nella seduta del 29 aprile u.s. presupponendo la usuale disponibilità di risorse di docenza, risultano non più sostenibili.

Pertanto, data l’eccezionalità della situazione che si è venuta a creare, il Consiglio di Facoltà:
• delibera di sospendere i Manifesti degli Studi già approvati nella seduta del 29 aprile 2010;
• chiede il rinvio delle pre-immatricolazioni a una data successiva al Consiglio di Facoltà che sarà
convocato in seduta straordinaria all’inizio di settembre;
• chiede l’abolizione delle prove di accesso già calendarizzate;
• chiede di ritardare l’inizio delle lezioni del nuovo Anno Accademico;
• dà mandato al Preside di coordinare le azioni di protesta della Facoltà a livello locale e
nazionale;
• chiede al Rettore di promuovere analoghe azioni di coordinamento a livello degli Atenei
italiani.


Il Consiglio di Facoltà, infine, delega il Preside ad esprimere in tutte le sedi istituzionali e presso i mezzi di comunicazione di massa i contenuti del presente documento, nelle forme che riterrà più opportune ed efficaci, come espressione della forte preoccupazione della Facoltà per la situazione sopra delineata, i cui effetti negativi si proietteranno sull'efficacia della didattica e della ricerca.

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Settembre 2011 16:56
 

UNIPD - Mozione CdF Psicologia 20/07/2010

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Il Consiglio della Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova esprime un radicale dissenso nei confronti della linea di politica universitaria finora assunta dal MIUR, che si è manifestata nella riduzione del fondo di finanziamento ordinario, nei vincoli incredibili imposti al turn-over, che ostacolano gravemente il ricambio generazionale della docenza universitaria, nella mancata definizione delle procedure concorsuali (la legge 230 del 2005 è tuttora priva dei decreti attuativi), nei praticamente nulli finanziamenti della ricerca. Il dissenso riguarda, ovviamente, anche la disposizione discriminatoria e iniqua ai danni delle giuste aspettative di carriera dei ricercatori a
tempo indeterminato, contenuta nel disegno di legge 1905. La Facoltà ritiene che tale disegno, una volta approvato, non risolverebbe alcuno dei problemi dell’università, ma anzi favorirebbe l’accelerazione del degrado del sistema universitario pubblico.
Pertanto, per l’a.a. 2010-2011 i professori della Facoltà abbandonano l’atteggiamento di disponibilità fino ad ora dimostrato e si attengono al carico di insegnamento a suo tempo deciso dall’Ateneo, o a quanto richiesto per legge, senza sostituire i ricercatori, a cui spetterà, a termini di legge, la didattica di supporto. La Facoltà si vede pertanto costretta a un drastico ridimensionamento dell’offerta formativa rispetto agli anni precedenti. Inoltre, docenti e ricercatori si riservano di individuare e mettere in atto forme di protesta che rendano più visibili le difficoltà determinate dal disegno di legge. La Facoltà si rende conto del disagio che la protesta comporta per gli studenti e le famiglie, ma ritiene che gli attuali e futuri interventi governativi, chiaramente ispirati dalla volontà politica di tagliare indiscriminatamente le risorse senza alcuna prospettiva di potenziamento futuro del sistema universitario pubblico debbano essere contrastati e che la protesta non debba essere messa a tacere o nascosta, ma resa pubblica. La Facoltà, infine, sollecita il Rettore e gli Organi Accademici dell’Università di Padova a farsi parte attiva presso la CRUI e il Ministero non solo per sostenere la protesta dei ricercatori, ma soprattutto per sollecitare una politica universitaria che
contribuisca a razionalizzare il sistema universitario senza deprimerlo e a svilupparne le potenzialità per la ricerca e la didattica. Questo può essere ottenuto solo attraverso il ritiro della proposta di legge o una sua radicale revisione.

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Settembre 2011 16:59
 

Padova, Mozione ingegneria (15 luglio)

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MOZIONE DEL CONSIGLIO DELLA FACOLTA’ DI INGEGNERIA

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PADOVA

(seduta straordinaria del 15 luglio 2010)



Il Consiglio della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Padova ha già manifestato, nella seduta del 25 marzo 2010, forti perplessità e riserve su alcuni contenuti del DdL 1905, all’esame delle Camere. In particolare, il CdF ha condiviso la preoccupazione dei Ricercatori per il fatto che l’introduzione della nuova figura di Ricercatore a tempo determinato limiterà fortemente le loro possibilità di progressione di carriera e conseguentemente ha assunto l’impegno di non bandire posizioni di questo tipo se non come scelta obbligata.

Il Consiglio prende atto che molti Ricercatori a tempo indeterminato della Facoltà, in segno di protesta verso la situazione che si viene delineando attraverso il DdL 1905, hanno dichiarato di non assumere la titolarità di insegnamenti previsti nei Manifesti degli Studi, con la rinuncia al loro diritto di richiedere lo stato di Professore Aggregato. Condividendo le motivazioni della protesta, molti Professori Ordinari e Associati hanno espresso la propria indisponibilità a tenere gli insegnamenti lasciati vacanti dai Ricercatori.

Il Consiglio prende altresì atto che si è diffuso, a seguito dei contenuti della manovra economica attualmente all’esame del Parlamento (D. L. n. 78 del 31 maggio 2010), un forte sdegno tra i docenti. Infatti, nella parte relativa all'Università, i provvedimenti previsti si traducono in una penalizzazione a carattere permanente (in alcuni casi maggiore del 20%), molto superiore a quanto accade per altre categorie, con effetti che si protrarranno addirittura sul trattamento di fine rapporto e sul trattamento pensionistico.

Il Consiglio rileva altresì che alcuni aspetti dell'insieme di interventi attuati o prospettati negli ultimi anni (blocco del turn-over, taglio dell’FFO, riduzione dei fondi di ricerca ministeriali, rallentamento delle procedure concorsuali) comportano uno svilimento del ruolo dell'Università e della figura del docente universitario. Osserva con rincrescimento che ciò sta facendo venire meno un’apprezzata caratteristica che da sempre ha contraddistinto la Scuola di Ingegneria dell'Ateneo patavino, ossia la generale disponibilità dei docenti ad un impegno didattico ben superiore a quanto i compiti istituzionali richiedono. Ciò aveva finora sempre consentito alla Facoltà di predisporre un'offerta formativa ampia, qualificata e bene articolata, nonostante le limitazioni nella quantità delle risorse disponibili.

Nelle ultime settimane questa situazione di estremo disagio ha portato anche parecchi Professori a dichiarare che non sosterranno compiti didattici aggiuntivi rispetto a quelli istituzionali già a partire dal prossimo Anno Accademico.

Infine, un’ulteriore conseguenza della situazione generale dell’Università e in particolare della manovra finanziaria in discussione è rappresentata dal gran numero di pensionamenti anticipati, che mettono ulteriormente in crisi l’offerta didattica.

Alla luce di ciò, il Consiglio di Facoltà prende atto che i Manifesti degli Studi per l’A. A. 2010/2011, già approvati nella seduta del 29 aprile u.s. presupponendo la usuale disponibilità di risorse di docenza, risultano non più sostenibili.

Pertanto, data l’eccezionalità della situazione che si è venuta a creare, il Consiglio di Facoltà:

  • delibera di sospendere i Manifesti degli Studi già approvati nella seduta del 29 aprile 2010;
  • chiede il rinvio delle pre-immatricolazioni a una data successiva al Consiglio di Facoltà che sarà convocato in seduta straordinaria all’inizio di settembre;
  • chiede l’abolizione delle prove di accesso già calendarizzate;
  • chiede di ritardare l’inizio delle lezioni del nuovo Anno Accademico;
  • dà mandato al Preside di coordinare le azioni di protesta della Facoltà a livello locale e nazionale;
  • chiede al Rettore di promuovere analoghe azioni di coordinamento a livello degli Atenei italiani.

Il Consiglio di Facoltà, infine, delega il Preside ad esprimere in tutte le sedi istituzionali e presso i mezzi di comunicazione di massa i contenuti del presente documento, nelle forme che riterrà più opportune ed efficaci, come espressione della forte preoccupazione della Facoltà per la situazione sopra delineata, i cui effetti negativi si proietteranno sull'efficacia della didattica e della ricerca.


Ultimo aggiornamento Sabato 17 Luglio 2010 18:40
 

UNIPD - CdA sulla manovra finanziaria

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Riguardo al Decreto Legge 31 maggio n. 78 (Manovra finanziaria) [il CdA] ha espresso profonda preoccupazione, sconcerto e ferma protesta per l’assenza di equità nella ripartizione dei sacrifici e per le conseguenze fortemente negative di simili scelte sui ricercatori in servizio e sui giovani ricercatori in formazione (v. all.);

 

ALLEGATO
Il CdA dell’Università di Padova, nella sua seduta del 21 giugno, nel prendere atto di una manovra economica di ampie proporzioni a fronte di un difficile quadro nazionale e internazionale e nell’esprimere la consapevolezza della necessità che anche le Università pubbliche condividano, nel nome del risanamento della situazione economica del Paese, i pesanti sacrifici che si impongono al Paese nell’attuale congiuntura,
- ricorda la insostenibilità dei “tagli” imposti al sistema universitario nazionale dalla L. 133/2008 e dai provvedimenti successivi, con un sostanziale blocco dei processi fisiologici di ricambio e di sviluppo, e con una pesante ipoteca sul destino dei giovani ricercatori in formazione, nel nome di una riduzione indiscriminata della spesa che non tiene in alcun conto meccanismi pur possibili di premialità a fronte delle politiche più o meno “virtuose” messe in essere dai diversi Atenei nel pregresso;
- sottolinea la gravità dei sacrifici richiesti al pubblico impiego, con una sostanziale disparità di trattamento del personale non contrattualizzato a seconda della categoria di appartenenza, e con l’inserimento del personale universitario fra le categorie più gravemente penalizzate;
- esprime profondo sconcerto per le indiscriminate riduzioni stipendiali e per i blocchi di carriera, che colpiscono molto più duramente le categorie più deboli e con reddito più basso, e, particolarmente i ricercatori all’inizio della loro carriera;
- ricorda che i dipendenti pubblici, ivi compreso il personale universitario, ebbero a subire una brusca contrazione dei livelli stipendiali, mai più compensata, nei primi anni Novanta, in coincidenza con la manovra Amato, a fronte di un blocco delle dinamiche salariali che dura da almeno un ventennio, fatti salvi gli adeguamenti automatici e gli scatti stipendiali di anzianità;
- esprime una protesta ferma e decisa per l’assenza vistosa di equità nella ripartizione dei sacrifici;
- si fa interprete dell’impegno dell’Ateneo a ridurre per quanto possibile, in una situazione assai difficile, le conseguenze negative di simili scelte politiche sui ricercatori in servizio e sui giovani ricercatori in formazione, che rappresentano il futuro della nostra Università e della ricerca nel nostro Paese, pesantemente sottofinanziata rispetto ai Paesi concorrenti, e rispetto a cui i “tagli” indiscriminati messi in essere nei confronti del sistema universitario nazionale rendono impossibile anche agli Atenei più “virtuosi” - come Padova – intervenire con fondi del proprio bilancio a favore della ricerca così da supplire alla mancanza di finanziamenti da parte dello Stato.
Padova, 21 giugno 2010

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Luglio 2010 09:42
 



new!!! (Catania, Bologna, Cagliari, Roma Sapienza)


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